Il 24 giugno l’Unità ha avuto l’invidiabile fegato di uscire con questa citazione di Velina Rossa stampata sul fascione in prima pagina: «La Nazionale ha vinto nei tornei internazionali nel periodo di Pertini e Spadolini e poi con Romano Prodi, mentre ha sempre perso quando a Palazzo Chigi c’era il Cavaliere… Persino la Spagna che da decenni non vinceva con l’Italia è riuscita a superarci, nonostante i consigli sportivi che sarebbero venuti dal presidente del Consiglio sui giocatori da mettere in squadra».
La trovata dello storico quotidiano antifascista è ottima, non c’è che dire. Il suo fondatore, Antonio Gramsci, ne andrebbe certamente fierissimo. Trattasi di analisi politica tra le più sottili ed eleganti degli ultimi anni. In pratica i colleghi dell’Unità hanno voluto meritoriamente ricordare al popolo italiano, già parecchio abbacchiato dal caro vita, dal riscaldamento globale e dalla crisi dei mutui, che in fondo l’uscita della Nazionale dagli Europei non è poi la tragedia che dicono. Poteva andarci peggio: potevamo vincerli, gli Europei, se solo ci fossimo tenuti il governo Prodi.
(da Tempi del 3/7/2008)
Tutto il mondo intero aspira alla libertà, tuttavia ciascuna creatura è innamorata delle proprie catene. Tale è il primo paradosso ed il nodo inestricabile della nostra natura.
(Aurobindo)
Tenere la barra salda e ferma sulla vita.
(Cheval Rouge)
La vita di ognuno di noi è incontro e testimonianza. Lo è per i credenti, ma anche per coloro che, pur non credendo, tendono verso l’uomo con anelito comunitario e di condivisione. L’incontro salva. (…)
Rimangono punti oscuri e cadute verticali nei quali l’uomo perde completamente se stesso. A volte anche chi si fa incontro, chi allarga le braccia, chi vorrebbe accogliere e proteggere, rimane impigliato in reticolo troppo buio e stretto.
La salvezza è fare i conti pure con la morte. Anche quando è una graticola maleodorante, gratuita, una sfida irriverente alla vita. Viviamo in un’epoca nella quale la morte è stata cancellata dalla visibilità, eppure, per certi versi, è la morte che dà senso alla vita.
(Fabio Cavallari, in Volti e stupore)
Con un fortissimo abbraccio.
Se l’Angelo decide di venire è perché l’hai convinto non con le tue lacrime, ma con la tua umile determinazione a ricominciare sempre dall’inizio, ad essere un principiante.
(Rainer Maria Rilke)
Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari.
Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in tempo brevissimo. Forse nemmeno ad aver tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.
Non diversamente una parola, gettata nella mente, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza, la memoria e la fantasia.
(Gianni Rodari, in Grammatica della fantasia)
Si è tanto parlato, descritto, divulgato l’allarme sulla nostra vita, sul nostro mondo, sulla nostra cultura, che vedere il sole, le nuvole, uscire in strada e trovare dell’erba, dei sassi, dei cani, commuove come una grande grazia, come un dono di Dio, come un sogno. Ma un sogno reale, che dura, che c’è.
(Cesare Pavese, in Il mestiere di vivere)
La vita è solo la realizzazione del sogno della giovinezza.
(Giovanni Paolo II)
Nel tempo dell’infanzia e della giovinezza c’è già tutto l’evolversi della vita di un uomo? Io credo di si, anzi ne sono certa.
A proposito di gioia: intorno ai dodici anni frequentavo una scuola ebraica religiosa per ragazzi, molto puritana, vittoriana sino allo spasimo – a parte il fatto che nessuno aveva idea di chi fosse la regina Vittoria. Un giorno l’infermiera della scuola, la donna più coraggiosa ch’io abbia mai conosciuto in vita mia, convocò tutti i ragazzi, saremo stati trentacinque fors’anche quaranta, in un’aula. Sprangò le finestre, chiuse la porta e nel corso delle due ore che seguirono ci svelò tutti i segreti della vita. Meccanismi e congegni misteriosi compresi, e quel che entra e dove entra, senza trascurare trombe e tube e tutto il resto. Ricordo che la ascoltavamo pallidi e sbigottiti e scioccati, perché dopo aver descritto tutti questi terribili meccanismi, ci parlò anche dei due famigerati mostri, gli Al Qaeda e gli Hezbollah della vita sessuale: la gravidanza indesiderata e le malattie veneree. Ci sentimmo quasi venir meno. Ora rammento un piccolo me uscire dall’aula domandandomi: "D’accordo, ho capito la dinamica. Ma chi mai, in possesso delle proprie facoltà mentali, si getterebbe in un guaio del genere?". Evidentemente, l’intrepida infermiera che tutto aveva descritto, s’era scordata di dirci che secondo alcuni la faccenda implica un certo qual godimento.
(Amos Oz, in Contro il fanatismo)
“C’è un buco dentro di me. Come un vuoto. Non so se resisto a questa mancanza”. Questo mi diceva un paziente disintossicato ospite di una clinica da tempo. E io ho pensato… forse è un handicap, un difetto funzionale, questo ragazzo ha le gambe, ha le braccia, ci vede, eppure non ha l’organo della felicità.
Ci sono ancora operatori che si comportano come l’infermiera di Oz, rimuovono l’idea che “farsi” implichi la dimensione del piacere: si omette in questo modo l’aspetto fondamentale della tossicodipendenza. Ma se l’idea del godimento non entra nella cura, come si può ottenere qualche risultato perlomeno accettabile?
“E’ fatto per te, per la tua felicità” questo mi dicevano. Ma come? Come sarebbe a dire? Non è forse la felicità una sensazione di appagamento superiore al normale? Se è così, allora l’unica cosa che finora mi ha reso felice è proprio ciò che dovrei smettere di fare per essere felice. (Vito)
Sia il brano di Oz che i tre brani successivi, che le autrici chiamano “suggestioni dell’esperienza”, sono tratti dal libro che ho già citato qui alcuni giorni fa, e sono compresi sotto la voce “Felice”. Mi hanno colpito perché offrono una visione particolare, diversa rispetto a quello che a noi viene immediatamente in mente con la parola “felice” o “felicità”.
Mi ha incuriosito il titolo del libro, “RInTRACCIARE PAROLE”, scritto proprio così, tutto maiuscolo eccetto la “n” scritta in minuscolo e in rosso. Un gioco di parole che definisce come meglio non si potrebbe questo libro, che a mio avviso è anche il racconto affascinante di un viaggio, quello che le autrici fanno nella loro esperienza di educatrici ed assistenti sociali delle ASL dell’Emilia Romagna. Da leggere.
Grazie Simo.
Non c'è nulla di peggio che seguire, come fanno le pecore, il gregge di coloro che ci precedono, perché essi ci portano non dove dobbiamo arrivare, ma dove vanno tutti. Questa è la prima cosa da evitare. Niente c'invischia di più in mali peggiori che l'adeguarci al costume del volgo, ritenendo ottimo ciò che approva la maggioranza, e il copiare l'esempio dei molti, vivendo non secondo ragione ma secondo la corrente.
(Seneca)
Non che ultimamente mi sia data alla lettura di Seneca… questa perla l’ho trovata sul bellissimo libro Rintracciare parole che mi ha fatto avere l’amica Simona Sarti, che è una delle autrici. Sarà un caso, ma mi risulta che qualcuno (il loro capo) le chiamava "le mie Perle".
La vigna per l’uomo ha sempre significato la fine del pellegrinare e l’inizio della costruzione, proprio come una casa, proprio come una civiltà. Ci vogliono tre anni perché dia frutto e molti altri ancora perché le uve offrano il meglio di sé. La vigna era una certezza. (…)
Ogni vigna aveva una sua lettura, i suoi segreti e fa impressione, oggi, sentire parlare di ettari impiantati a cabernet o merlot, con un automatismo impensabile solo trent’anni fa.
(Paolo Massobrio, in Il tempo del Vino – Diario di vigna e di passioni)
A cena con l’amico Paolo parlavamo della vigna, che i padri o i nonni hanno piantato e i figli o i nipoti hanno espiantato.
Sarà la sindrome del lunedì, ma leggendo il giornale stamattina non ho potuto fare a meno di pensare che Alessandro Manzoni aveva ragione quando diceva: " Non sempre ciò che vien dopo è progresso".
Era il senso della bellezza che la liberava di colpo dall’angoscia e la riempiva di un nuovo desiderio di vivere.
(M. Kundera)
Io credo che il paradiso sia così: come un torpedone che ti porta verso quella felicità che ti corrisponde, fatto di curve, di robinie, di gelsi, di ruderi di un castello e di prati. Il mio Umano Piemonte ha iniziato a svelarsi quando, con la bicicletta, ho battuto le strade delle colline, in lungo e in largo. O quando a piedi ho percorso le valli lungo i torrenti e i fiumi, per cercare un odore, quasi un respiro che avevano sentito altri che erano venuti prima di me e che erano dentro di me. Sono di lì. “Un paese ci vuole – scriveva Pavese – anche solo per andarsene via”. Se dovessi descrivere da dove nasce una civiltà, non avrei dubbi: da una famiglia e da un paese. E l’altra faccia della medaglia, ossia l’inciviltà, è quel tempo rubato ai rapporti dalla televisione, che rappresenta una festa estranea a tutto ciò che è umano nel profondo del cuore.
(Paolo Massobrio, in Umano Piemonte)
Questa non è una semplice citazione, è anche un omaggio ad un caro amico, per suggellare e ricordare una bella serata.
Dice Kafka: “Esiste la meta ma non la strada”, un mio vulkanico amico ribatte: “Non esistono mete, ma solo cammini.”
Io mi sento una persona in viaggio, verso una meta che spesso non mi è chiara e camminando sulle strade che di volta in volta mi si aprono davanti.
Ma cammino domandando, e spero di non fermarmi.
E camminando s'incontrano tanti compagni di viaggio, molti dei quali lasciano un segno.
“Servire” è un termine oggi caduto in prescrizione, coniugato solo nella sua accezione negativa. Per Lucia servire è assistere al compimento, porgere e offrire la luce, preparare il terreno perché l’amicizia si dispieghi. Amico ha la stessa radice etimologica di Amore. Servire l’amico, colui che ama ed è riamato. Lucia cucina, serve, ama il suo commensale.
(Fabio Cavallari, in Volti e Stupore – Uomini feriti dalla bellezza)
Sono le ultime righe di un racconto bellissimo, che mi è capitato di rileggere ieri sera. Certo, estrapolate dal contesto forse non sono molto chiare, ma… tanto, qui, io scrivo per me. Però è quel lume, quella luce offerta che permette di capire certi rapporti. "Servire colui che ama ed è riamato" è la più bella definizione di amicizia che abbia mai sentito.
Profondo è il pozzo del passato. O non dovremmo dirlo imperscrutabile? Imperscrutabile anche, e forse allora più che mai, quando si discute sul passato dell’uomo […] di questo essere enigmatico che racchiude in sé la nostra esistenza per natura orientata al piacere ma oltre natura misera e dolorosa.
(Thomas Mann, in Giuseppe e i suoi fratelli)
Leo Longanesi diceva: “Non è la libertà che manca, mancano uomini liberi”.
La libertà è un bisogno radicale dell’uomo. Attenzione alla parola radicale: viene da radice, quindi questo aggettivo metaforicamente va inteso nel senso di principale, capitale, imprescindibile.
Ma se la libertà è un bisogno radicale, cioè imprescindibile, dire che mancano uomini liberi significa dire che mancano uomini veri?
L'esistenza è inverosimile rispetto a che? Appunto...
Lo scambio continuo tra soggetto e oggetto forma una soggettività oggettiva di cui l'arte è cifra.
Nessun segno particolare di cultura è fuori da un testo generale storico, e nessun testo generale storico o interpretazione di mondo è fuori dall’enigma più generale dell’universo.
Le prime due sono scritte gigantesche che campeggiano nel Foyer della sala Sinopoli, all’Auditorium di Roma, dove è in corso una mostra di Fabio Mauri, appunto, dal titolo “L’universo d’uso”.
La terza apre la presentazione di detta mostra nel sito dell’Auditorium.
Io sono ignorante e anche un po’ dura di comprendonio, mi verrebbe da chiedere se c’è qualcuno che sappia spiegarmele... ma giusto così, per curiosità.
Ciò che sazia il desiderio, lo tiene aperto.
(Gregorio di Nissa)
Nihil nisi per amicitiam cognoscitur: vivere una dimensione così è un’esperienza emozionante, anzi eccezionale.
Di quelle che smuovono, e commuovono.
Ecco cosa manca a noi, disincantati uomini del terzo millennio: la gratuità di chi fa del suo lago, del suo mare e del suo fiume, un rapporto d’amore unico, alla pari. Dove la posta in gioco non può essere la sola emozione, ma la lotta per la vita e la passione per la verità.
(M. Gloria Riva, in Volti e Stupore)
Rompa il guinzaglio, ma prima si domandi Lei a chi o cosa appartiene, quale ambito o ideale la spinge a liberarsi, quale incontro ha suscitato il Suo ardore. Partire da questa origine permette a chi le sta accanto il paragone con sé e il proprio desiderio; è l’inizio di un popolo.
(O. Brigandì – F. Cavallari, in Fuori dalla metafora del volo)
Questo, come dice l’amico Fabio, è il progetto embrionale del partito paleomarxista evangelico.
Io ti dico che non c’è per l’uomo pensiero più angoscioso che quello di trovare al più presto a chi rimettere il dono della libertà con cui nasce questa infelice creatura. Ma dispone della libertà degli uomini solo chi ne acqueta la coscienza.
(F. Dostoevskij, in I fratelli Karamazov)
La citazione è tratta dal brano noto come “La Leggenda del Grande Inquisitore”, che vale la pena rileggere per intero, qui.
Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere.
(Ennio Flaiano)
Filosofia: dal greco φιλος = amore e σοφια = sapienza, quindi letteralmente Amore per la Sapienza. E fin qui, ci siamo. Bella definizione, anche accattivante, anzi affascinante, ma cambia poco rispetto alla mia… poca dimestichezza con la filosofia (grazioso eufemismo per dire che non mi è mai andata troppo a genio: al liceo il mio obiettivo massimo era la sufficienza, striminzita).
Ma significato letterale a parte, alcune definizioni dei filosofi sono ancor più interessanti:
“La filosofia è l’uso del sapere a vantaggio dell’uomo” (Platone): sarò blasfema, ma detta così sembra quasi una cosa semplice, e soprattutto utile, visto che capire a cosa servisse la filosofia in concreto è sempre stato un problema, per me.
“La filosofia è lo studio delle cause prime dell’essere” (Aristotele): ecco, questa sembra affascinante, il fatto è che non la capisco.
“La filosofia è l’ombra che tutte le cose gettano quando sono illuminate dal sole della conoscenza” (F. Nietzsche): questa, almeno come immagine (ma non solo) è bellissima.
“La filosofia nasce dallo stupore, ovvero dal senso di vertigine di fronte alle cose” (Platone): questa è decisamente quella che mi è piaciuta di più, e nella mia immensa ignoranza mi viene in mente una frase di d. Giussani che l’amico Michele mi ha ricordato giorni fa: "I concetti creano gli idoli. Solo lo stupore conosce"
Tolstoj da qualche parte (ma non ho idea dove) ha scritto: “Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente. La calma è una vigliaccheria dell'anima.”
Mi permetto di aggiungere: l’importante è avere la speranza. Perché se non hai la speranza, dove la prendi la forza per ricominciare?
Questa citazione ce l’avevo annotata da un sacco di tempo (anzi l’avevo pure già riportata, qui), ma c’era qualcosa che non mi convinceva. Era come zoppa: quello che ti spinge a ricominciare non può essere solo l’essere convinti che la calma sia una vigliaccheria. Non basta!
Invece era così semplice… la speranza! Me l’ha fatto venire in mente una frase sentita l’altra sera, alla già citata presentazione del libro Volti e stupore, mi pare l’abbia detta Fabio Cavallari : “Come si fa ad immaginare un mondo senza speranza?”
Appunto, non si può.
L'uomo veramente grande è colui che fa sentire grande ogni altro uomo.
(G. K. Chesterton)
L’amore e la fedeltà vanno insieme, perché l’amore non investe solo la sfera dei sentimenti ma la totalità dell’uomo (e della donna): sentimenti, ragione, intelligenza, corpo, passione.
E se a volte il sentimento si offusca, come si dice, questo non basta a dire che si è offuscato l’amore.
(Luca Doninelli)
Diceva Madre Teresa di Calcutta: “Fino a quando sei viva, sentiti viva. Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo. Non vivere di foto ingiallite… “
Secondo me nelle foto ingiallite non ci sono solo i ricordi, c’è la mia storia, c’è l’essenza stessa del mio essere e del mio vivere oggi, che non può prescindere dal mio ieri, di cui le foto ingiallite sono muta testimonianza.
Io sono viva e mi sento viva, ma non voglio dimenticare: per questo amo le foto ingiallite, ma non vivo di esse.