“Tu mi provochi…” diceva il grande Sordi in un celebre film… vista la notorietà della battuta non serve completarla: volevo solo sdrammatizzare un po’; e poi il provocatore non è un piatto di maccheroni, tutt'altro, e se lo addento potrei fargli male, visto che è piuttosto mingherlino.
Bene, allora accolgo la provocazione di Fabio e racconto come al solito il mio punto di vista: questa non è e non vuole essere una recensione.
Quella di domenica 6 aprile era definita “Presentazione”, oggetto era il libro Volti e stupore, scritto a quattro mani da Fabio Cavallari e sr Maria Gloria Riva, con prefazione di Magdi Allam (com’è scritto in copertina), ora Magdi Cristiano Allam. L’hanno chiamata “Presentazione”, ma a mio avviso è stato qualcosa di diverso, qualcosa di più.
E’ stato innanzitutto il racconto dell’incontro tra due persone (Fabio Cavallari e sr Maria Gloria Riva) apparentemente lontanissime, ma con un cuore incredibilmente simile. Un incontro che si è giocato tutto sulla curiosità, sull’assenza di pre-giudizi e (come mi ha giustamente corretto Fabio) sullo stupore. Prima ancora che di un lavoro comune è stato il racconto dell’amicizia nata da quell’incontro e dal dialogo che ne è seguito.
Anche l’intervento di Magdi Cristiano Allam, altro non è stato che il raccontare un incontro (tra lui e gli autori del libro) che si è innestato – sì, innesto, quello che si fa sugli alberi da frutta, è proprio la parola giusta – sull’altro incontro, quello appunto tra Fabio e sr Gloria.
Magdi Cristiano ha parlato per primo, subito dopo è intervenuto Fabio e quindi sr Gloria, eppure per quanto distinti gli interventi erano una sorta di dialogo, un continuo richiamo l’uno dell’altro, tra Fabio e sr Gloria e tra loro due e Magdi Cristiano. Nel buio della sala ho appuntato alcune delle frasi che sono state dette dall’uno e dall’altra, ma a rileggerle mi accorgo che è assolutamente irrilevante chi l’abbia detta, sono praticamente intercambiabili: “Il dialogo è possibile su delle verità non su dei discorsi”; “La verità nasce solo dentro il dialogo”; “La parola amico ha la stessa radice etimologica della parola amore”; “Comunicare vuol dire amare l’altro fin nella sua profondità”.
Sr Gloria ha iniziato il suo intervento parlando della balena, che ha due occhi ma vede o dall’uno o dall’altro, ha quindi una visione parziale, e pertanto non riesce a vedere la realtà perché le manca la visione d’insieme; lo ha concluso dicendo che dalla diversità di vedute è possibile uno sguardo unico. Questa potrebbe essere la sintesi, quasi la morale della storia che Fabio e sr Gloria ci hanno raccontato, ma a fermarsi qui non si renderebbe giustizia a quello che l’incontro di domenica è stato.
Per le esigenze per così dire strutturali (parlando da un palco devi per forza rivolgerti alla platea) Fabio, sr Gloria e Magdi Cristiano guardavano avanti a loro, ma a me è sembrato che si guardassero negli occhi: in quegli sguardi si percepiva chiaramente l’affetto di oggi, eppure io ci ho visto anche la stessa curiosità e lo stesso stupore che deve aver segnato il primo incontro tra Fabio e sr Gloria, e poi quello con Magdi Cristiano. Solo per lo stupore di un incontro così puoi capire cosa intendeva Fabio quando ha detto, anzi quasi urlato “Come si fa ad immaginare un mondo senza speranza?”
Qualche giorno prima dell’incontro mi ero soffermata sulla testata del blog di Fabio , dove è riportato un brano di Pasolini: “Io non sono un qualunquista, e non amo neanche quella che(ipocritamente) si chiama posizione indipendente. Se sono indipendente, lo sono con rabbia, dolore e umiliazione: non aprioristicamente, con la calma del forti, ma per forza. E se dunque mi preparo a lottare, come posso, e con tutta la mia energia, contro ogni forma di terrore, è, in realtà, perché sono solo. Il mio non è qualunquismo né indipendenza: è solitudine.” Credo che quello che ha detto sr Gloria quasi alla fine del suo intervento non è molto diverso: “Noi non abbiamo delle relazioni, spesso colmiamo dei vuoti”, e poi “La vita ti vive, non sei tu che vivi”. Ma vorrei chiedere a Fabio se è ancora convinto, di quella solitudine.
La storia che domenica è stata raccontata non so dire come ma in qualche modo ha catturato anche me, visto che li sto chiamando per nome, come amici di lunga data: eppure Fabio, di persona, l’ho conosciuto solo qualche ora prima, e sr Gloria e Magdi Cristiano li ho visti solo da lontano. Ma sento che non è esagerato dire che ho percepito nell’ironia delle battute di Fabio e nel ridere di sr Gloria a quelle battute una sorta di familiarità, che mi ha stupito ed insieme confortato.
Da quanto sopra sembrerebbe che il libro sia passato in secondo piano. Tutt’altro: il libro è sempre rimasto in primo piano, ma perché il libro è il frutto (appunto!), la testimonianza di quell’incontro, della possibilità (come ha detto sr Gloria) di rinnovare lo sguardo davanti alla realtà.
PS: A proposito del sorriso di sr Gloria. E' la prima cosa che mi ha colpito, insieme ai suoi occhi, ridenti anch’essi. Bellissimo, aperto, che non si è mai spento, eppure alle 23 doveva essere stanca, dopo essere partita da Carpegna la mattina presto per una giornata fitta d’incontri, e dopo aver scritto decine, anzi centinaia di dediche sulla prima pagina del libro. Sereno, il sorriso, come i suoi occhi, come è lei, evidentemente.
PPS: Questo scritto equivale ad un abbraccio (a tutti e tre) come quello di cui parlavo
qui qualche giorno fa: un enorme punto esclamativo.
Qui stralci della prefazione di Magdi Cristiano Allam pubblicati da Tempi in occasione dell’uscita del libro.