Perle sparse un po' dovunque che altrimenti andrebbero perse....

Eccomi

Blogger: ritarella
Nome: Chi sono probabilmente si capisce da quello che scrivo qui.
Questo blog nasce non per comunicare qualcosa di particolare a qualcuno in particolare, ma solo per raccogliere pensieri, ricordi, sensazioni, riflessioni... perle insomma. Perle che sono pane per l'anima (e con ciò è spiegata anche l'immagine, piccoli panini in fila, appunto come perle). Il blog contiene solo scritti, moltissimi dei quali provenienti da dei quaderni che mi hanno accompagnato fin da quando avevo 14 anni, e su cui ho annotato di tutto, pensieri, citazioni, battute di spirito, ricordi, aforismi, qualunque cosa che in quel momento mi abbia colpito o interessato, indifferentemente cose serie (poche) e cretinate (tante). Li ho conservati tutti, questi quaderni, ormai sono decine, e appunto molto di quanto riportato in questo blog proviene da lì, tutte cose appuntate nell'arco di decenni, a volte rivisitate, molto più spesso riportate volutamente senza data, perché con il passare del tempo il motivo per cui sono state scritte non c'è più, e quindi il valore dello scritto è intrinseco, ormai sganciato dal fatto che l’ha provocato. E' una cosa nata per gioco e senza alcuna pretesa, che a distanza di mesi è sì ancora un gioco e continua a non aver pretese, ma è diventato anche uno sfogo ed un rifugio: un appuntamento quasi quotidiano, che da una parte mi provoca e dall’altra mi rilassa, ma di cui sento il bisogno. Anche se – per dirla tutta – m'imbarazza un po’ sapere che c’è qualcuno che legge quel che scrivo. E magari apprezza anche qualcosa di ciò che scrivo. Un pizzico di vanità? Certamente, ma non avendo intenzione di cambiare mestiere, con questo blog continuo solo a giocare. Ma ovviamente il blog è aperto a chiunque abbia voglia di leggere o anche lasciare un commento.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

mercoledì, 30 aprile 2008
Padre

A volte capita uno si sforzi tanto per trovare le parole, per dire, raccontare. Anche con un po’ di presunzione, sentendosi un po’ Leopardi e un po’ Manzoni. Ma non tutti hanno gli stessi doni: c’è chi sa dipingere con il pennello, e chi con le parole, e chi non sa dipingere affatto, ma sa fare altre cose.
A volte capita che le parole di un altro te le senti addosso come se le avessi scritte tu. Storie diverse, nomi e luoghi diversi, eppure quelle parole che non ti appartengono ti si stampano sulla pelle come un tatuaggio.
Mi è capitato leggendo lo scritto di un amico: un piccolo racconto, commovente, affettuoso, quasi un ricordo tenero ma non triste di suo padre, morto quando lui era un ragazzo.
In quelle righe ho letto il nome di mio padre, ho visto la sua faccia il suo sguardo, ho sentito le sue parole. Stupita, perché era tutta un’altra storia, una situazione diversa, in comune c’era solo una parola, mai scritta in quelle righe eppure ripetuta in ogni frase: padre.
Quello scritto l’ho fatto mio: era un regalo, e insieme un abbraccio, ed è finito nel famoso quadernino (e non qui) perché lo considero un dono personale, intimo e segreto.

Postato da: ritarella a aprile 30, 2008 16:08 | link | commenti (3)
parlando di me, gli altri importanti

martedì, 29 aprile 2008
La libertà parte dal desiderio

Rompa il guinzaglio, ma prima si domandi Lei a chi o cosa appartiene, quale ambito o ideale la spinge a liberarsi, quale incontro ha suscitato il Suo ardore. Partire da questa origine permette a chi le sta accanto il paragone con sé e il proprio desiderio; è l’inizio di un popolo.
(O. BrigandìF. Cavallari, in Fuori dalla metafora del volo)
Questo, come dice l’amico Fabio, è il progetto embrionale del partito paleomarxista evangelico.

Postato da: ritarella a aprile 29, 2008 09:13 | link | commenti (5)
citazioni

lunedì, 28 aprile 2008
Il dono della libertà

Io ti dico che non c’è per l’uomo pensiero più angoscioso che quello di trovare al più presto a chi rimettere il dono della libertà con cui nasce questa infelice creatura. Ma dispone della libertà degli uomini solo chi ne acqueta la coscienza.
(F. Dostoevskij, in I fratelli Karamazov)
La citazione è tratta dal brano noto come “La Leggenda del Grande Inquisitore”, che vale la pena rileggere per intero, qui.

Postato da: ritarella a aprile 28, 2008 09:08 | link | commenti (3)
citazioni, antologia

venerdì, 25 aprile 2008
Incontro, volto, cuore

L’incontro è la possibilità di uno sguardo nuovo sulla realtà.
Se l'incontro ha un volto, reale, carnale, che corrisponde a quello che il cuore desidera, è un’esperienza che lascia senza parole, e che non si può fare a meno di cercare, di desiderare che accada di nuovo, giorno dopo giorno, sempre.

Postato da: ritarella a aprile 25, 2008 09:21 | link | commenti (1)
riflessioni

giovedì, 24 aprile 2008
Forse un mattino andando

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi vedró compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sará troppo tardi; ed io me n'andró zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
(Eugenio Montale, in Ossi di seppia)
L’aria di vetro… un senso di sospensione ed insieme di concretezza.
“Tutto è niente” è solo una metafora disperata.

Postato da: ritarella a aprile 24, 2008 11:03 | link | commenti (3)
poesie, antologia

mercoledì, 23 aprile 2008
Parla che ti passa

Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere.
(Ennio Flaiano)

Postato da: ritarella a aprile 23, 2008 17:22 | link | commenti (5)
citazioni

martedì, 22 aprile 2008
Errori ed erranti

Ultimamente sono incappata in due frasi riguardanti l’errore, che mi hanno fatto riflettere:
-   Invece di chiederci: “Dove ho sbagliato?” ci mettiamo a cercare chi ha sbagliato, dando per scontato che non possiamo essere stati noi.
-   Scindere l’errore dall’errante.
La prima sottolinea l’enorme presunzione che, in modo più o meno cosciente, è presente in ciascuno di noi, e cioè partire dal presupposto che chi sbaglia è sempre e comunque un altro.
La seconda dice invece quella che dovrebbe essere un’ovvietà, e che invece non lo è affatto: tenere distinto l’errore rispetto a chi l’ha compiuto significa dire che il giudizio sull'errante non può dipendere soltanto dall'errore che ha compiuto, per cui se è giusto condannare l’errore, non si deve però mai condannare l’errante. Spero di non dire una bestialità, ma credo che questo in termine cristiano si chiami misericordia.

Postato da: ritarella a aprile 22, 2008 20:53 | link | commenti (3)
riflessioni

lunedì, 21 aprile 2008
Alla ricerca della felicità?

Una persona che conosco bene, non credente, mi ha detto ieri che ha deciso di fare il “Camino de Compostela”, cioè il pellegrinaggio a piedi al santuario di Santiago di Compostela, in Spagna.
Ha scelto il percorso da Roncisvalle: circa 800 km, divisi in 23 tappe.
Mi ha detto che non lo fa per fede, ovviamente, e che ha deciso di farlo dopo avere ascoltato il racconto di un suo amico, credente ma con molti interrogativi, che dal pellegrinaggio gli ha portato uno dei tanti banali souvenir, la conchiglia, su cui era scritto “Non sei tu che fai il Camino, è il Camino che ti fa”.
Dice che la decisione di partecipare al Camino l’ha presa in quello stesso momento, quasi un anno fa, e nonostante ci sia tornato su, a pensarci, non è proprio riuscito a cambiare idea, e quindi a breve parte, con l’amico credente e dubbioso. Alla ricerca della felicità, dice lui.

Postato da: ritarella a aprile 21, 2008 09:16 | link | commenti (1)
riflessioni

sabato, 19 aprile 2008
Tempo di tasse

“Ogni volta che qualcuno percepisce un reddito che non produce c'è qualcuno che produce un reddito che non percepisce.”
Non ho idea di chi l’abbia detto, e se vogliamo è anche abbastanza ovvio. Ma se ci aggiungiamo che chi percepisce un reddito che non produce probabilmente non ci paga neanche le tasse, tasse che saranno altrettanto probabilmente pagate da chi il reddito l’ha prodotto ma non percepito, ecco, se penso a questo mi girano immensamente le scatole.

Postato da: ritarella a aprile 19, 2008 17:56 | link | commenti (1)
riflessioni

venerdì, 18 aprile 2008
Solo lo stupore conosce

Filosofia: dal greco φιλος = amore e σοφια = sapienza, quindi letteralmente Amore per la Sapienza. E fin qui, ci siamo. Bella definizione, anche accattivante, anzi affascinante, ma cambia poco rispetto alla mia… poca dimestichezza con la filosofia (grazioso eufemismo per dire che non mi è mai andata troppo a genio: al liceo il mio obiettivo massimo era la sufficienza, striminzita).
Ma significato letterale a parte, alcune definizioni dei filosofi sono ancor più interessanti:
“La filosofia è l’uso del sapere a vantaggio dell’uomo” (Platone): sarò blasfema, ma detta così sembra quasi una cosa semplice, e soprattutto utile, visto che capire a cosa servisse la filosofia in concreto è sempre stato un problema, per me.
“La filosofia è lo studio delle cause prime dell’essere” (Aristotele): ecco, questa sembra affascinante, il fatto è che non la capisco.
“La filosofia è l’ombra che tutte le cose gettano quando sono illuminate dal sole della conoscenza” (F. Nietzsche): questa, almeno come immagine (ma non solo) è bellissima.
“La filosofia nasce dallo stupore, ovvero dal senso di vertigine di fronte alle cose” (Platone): questa è decisamente quella che mi è piaciuta di più, e nella mia immensa ignoranza mi viene in mente una frase di d. Giussani che l’amico Michele mi ha ricordato giorni fa: "I concetti creano gli idoli. Solo lo stupore conosce"

Postato da: ritarella a aprile 18, 2008 09:35 | link | commenti (1)
citazioni, riflessioni

giovedì, 17 aprile 2008
Itaca

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
o Poseidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero alto e squisita
è l'emozione che ci tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrigoni o Ciclopi
né Poseidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.
Fa voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d'estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra) in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d'ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Recati in molte città dell'Egitto,
a imparare dai sapienti.
Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna a quell'approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all'isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.
Itaca t'ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.
E se la ritrovi povera, Itaca non t'ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un'Itaca.
(Costantinos Kavafis)

Postato da: ritarella a aprile 17, 2008 09:08 | link | commenti (2)
poesie, antologia

mercoledì, 16 aprile 2008
Sordello

E chi è Sordello? Un poeta mantovano vissuto nella seconda metà del 1200. Lo cita Dante nel VI canto del Purgatorio.
L’incontro con quest’anima dà l’occasione a Dante per una lunga digressione, che occupa tutta la seconda parte del canto (dal v. 76 in poi) circa la situazione politica dell’Italia: ne esce tracciato un quadro fosco e cupo, in cui la penisola appare abbandonata a se stessa, priva di una guida temporale, piagata in ogni lembo di terra da conflitti tra fazioni.
Mi auguro che nessuno – maggioranza od opposizione – se ne chiami fuori.
Qui.

Postato da: ritarella a aprile 16, 2008 16:47 | link | commenti (1)
riflessioni, antologia

martedì, 15 aprile 2008
Negare lo stupore

Ieri, ascoltando le varie trasmissioni sui risultati elettorali ne ho sentite di tutti i colori, ma non commento, ero comunque piuttosto disgustata.
Mi ha colpito una frase di Maroni, che rispondendo alla domanda “Si è stupito del successo della Lega?” ha risposto “Per niente, anzi mi stupisco dello stupore.”
Ora Maroni parlava di risultati elettorali, e a caldo, però la frase non mi ha lasciato indifferente: l’ho letta – forse mi sbaglio – come un negare la possibilità dello stupore. Ripeto, forse mi sbaglio, sto in qualche modo estrapolando una frase dal contesto.
Mettiamola così (lasciando da parte cosa ha fatto scattare questa mia elucubrazione): negare la possibilità dello stupore è come negare la possibilità che qualcosa di nuovo, di inaspettato, di eccezionale accada. Questo secondo me è il vero integralismo. E negare lo stupore significa auto-condannarsi ad una vita spenta, piatta, anonima, noiosa.
Io voglio continuare a stupirmi.

Postato da: ritarella a aprile 15, 2008 10:13 | link | commenti (2)
riflessioni

lunedì, 14 aprile 2008
Quarto Stato

E’ il titolo di un quadro di Giuseppe Pellizza, che conoscono tutti, anche se magari non sanno il titolo del quadro o il nome dell’autore.
E’ un quadro fortemente simbolico, sia perché è l'immagine simbolo delle lotte della classe lavoratrice all’inizio del secolo scorso, sia per la forza espressiva delle figure dei lavoratori in primo piano, che sottolinea la volontà di riscatto, anzi quasi di glorificazione di un'intera classe che procede dall'oscuro tramonto di un tormentoso passato verso un radioso avvenire.
E’ riprodotto su tutti i libri di storia, è stato anche utilizzato come immagine simbolo nei titoli di testa e nelle locandine del film di Bertolucci Novecento.
Mi è venuto in mente vedendo per strada la locandina del film di Virzì Tutta la vita davanti. La disposizione delle tre persone in primissimo piano è praticamente la stessa: a destra una donna con in braccio una bambina, a sinistra un uomo con la giacca buttata sulla spalla.
Solo che nel quadro di Pellizza quelli raffigurati sono i lavoratori del c.d. Quarto Stato, quelli che all'inizio del secolo scorso erano i più sfruttati, e marciano evidentemente insieme, verso un avvenire diverso. Nella locandina del film no, o almeno non solo: appena dietro ai tre in primissimo piano ci sono gli altri tre protagonisti del film. Capisco le esigenze: se tra i protagonisti ci sono attori famosi nella locandina ce li devi mettere e pure in bella evidenza, anche se (la Ferilli e Ghini) recitano in un ruolo opposto, quello degli sfruttatori. Allora avrei preferito una locandina diversa, che non ricordi quel quadro così fortemente simbolico: lo stare da un lato diverso della barricata ti impedisce di marciare insieme.
Io non so se l’evidente richiamo della locandina del film di Virzì al quadro di Pellizza è voluta o casuale, ma se è voluta a me non è piaciuta affatto.

Postato da: ritarella a aprile 14, 2008 09:16 | link | commenti (1)
riflessioni

sabato, 12 aprile 2008
Grazie

In questi giorni mi è capitato di scambiare diverse mail e SMS con un amico, e spesso ci siamo reciprocamente detti “Grazie per la tua amicizia”. Avevo detto al mio amico: “Piantiamola di dirci reciprocamente grazie, lo sappiamo, è inutile che ce lo ripetiamo”. Però mi è venuta la voglia e la curiosità di rinfrescarmi la memoria sull’etimologia della parola “grazie”.
Dai tempi della scuola mi sembra di ricordare che la parola grazie è anche un augurio, una contrazione di una frase del tipo “Che Dio ti dia grazie”, detto per ricambiare qualcosa che si è ricevuto. Ma non basta.
Se nel dizionario etimologico si cerca grazia si legge “Cosa grata: e per conseguenza (…) significazione d’animo grato per favore ricevuto, nel qual caso si usa per lo più al plurale; aiuto che Iddio dà all’uomo per operare la sua salvezza”.
Ma sotto grazie, sempre dal dizionario etimologico, vengono fuori cosette ancora più interessanti. Trascrivo: ” (…) Così furono dette dai Greci le tre figlie di Giove e di Venere, dispensatrici dei doni costituenti la perfetta bellezza (…) da principio le Grazie furono rappresentate da semplici pietre non lavorate e poi in figura umana vestite di un velo trasparente o affatto nude, per indicare che la semplice natura soltanto e le grazie naturali sono amabili. Si fecero giovani perché la memoria dei benefizi non deve mai invecchiare, vergini perché i benefizi debbono farsi con mire pure, scevre di vile interesse, vivaci e snelle, perché i benefizi non si devon far lungamente aspettare, danzanti in giro perché i benefizi debbono circolare e ritornare d’onde partirono, tenentesi finalmente per mano, perché i benefizi reciproci soavemente stringono i legami dell’umana società”. Ho trascritto letteralmente, nonostante la prosa un po’ ridondante, perché è bellissima!
Ma mi colpisce l’ultima frase “…perché i benefizi reciproci soavemente stringono i legami dell’umana società”. Se ripenso a quanto ho riportato nel post precedente (“Amico ha la stessa radice etimologica di Amore”) mi tremano i polsi a pensare che valore enorme ha il dire “Ti ringrazio per la tua amicizia”: non è solo un ringraziare, un esser grati, è un continuo beneficio reciproco, che "soavemente stringe un legame". Soavemente, e fortissimamente.
Avevo detto al mio amico: “Piantiamola di dirci reciprocamente grazie, lo sappiamo, è inutile che ce lo ripetiamo”. Lui ha ribattuto: “Grazie è tutt’altro che una parola inutile, se detta con serietà non è retorica né di cortesia. Lasciami la possibilità di dirti grazie”. Ed ha ragione.
Grazie per la tua amicizia.

Postato da: ritarella a aprile 12, 2008 19:26 | link | commenti (1)
riflessioni, gli altri importanti

venerdì, 11 aprile 2008
Volti e stupore

“Tu mi provochi…” diceva il grande Sordi in un celebre film… vista la notorietà della battuta non serve completarla: volevo solo sdrammatizzare un po’; e poi il provocatore non è un piatto di maccheroni, tutt'altro, e se lo addento potrei fargli male, visto che è piuttosto mingherlino.
Bene, allora accolgo la provocazione di Fabio e racconto come al solito il mio punto di vista: questa non è e non vuole essere una recensione.
Quella di domenica 6 aprile era definita “Presentazione”, oggetto era il libro Volti e stupore, scritto a quattro mani da Fabio Cavallari e sr Maria Gloria Riva, con prefazione di Magdi Allam (com’è scritto in copertina), ora Magdi Cristiano Allam. L’hanno chiamata “Presentazione”, ma a mio avviso è stato qualcosa di diverso, qualcosa di più.
E’ stato innanzitutto il racconto dell’incontro tra due persone (Fabio Cavallari e sr Maria Gloria Riva) apparentemente lontanissime, ma con un cuore incredibilmente simile. Un incontro che si è giocato tutto sulla curiosità, sull’assenza di pre-giudizi e (come mi ha giustamente corretto Fabio) sullo stupore. Prima ancora che di un lavoro comune è stato il racconto dell’amicizia nata da quell’incontro e dal dialogo che ne è seguito.
Anche l’intervento di Magdi Cristiano Allam, altro non è stato che il raccontare un incontro (tra lui e gli autori del libro) che si è innestato – sì, innesto, quello che si fa sugli alberi da frutta, è proprio la parola giusta – sull’altro incontro, quello appunto tra Fabio e sr Gloria.
Magdi Cristiano ha parlato per primo, subito dopo è intervenuto Fabio e quindi sr Gloria, eppure per quanto distinti gli interventi erano una sorta di dialogo, un continuo richiamo l’uno dell’altro, tra Fabio e sr Gloria e tra loro due e Magdi Cristiano. Nel buio della sala ho appuntato alcune delle frasi che sono state dette dall’uno e dall’altra, ma a rileggerle mi accorgo che è assolutamente irrilevante chi l’abbia detta, sono praticamente intercambiabili: “Il dialogo è possibile su delle verità non su dei discorsi”; “La verità nasce solo dentro il dialogo”; “La parola amico ha la stessa radice etimologica della parola amore”; “Comunicare vuol dire amare l’altro fin nella sua profondità”.
Sr Gloria ha iniziato il suo intervento parlando della balena, che ha due occhi ma vede o dall’uno o dall’altro, ha quindi una visione parziale, e pertanto non riesce a vedere la realtà perché le manca la visione d’insieme; lo ha concluso dicendo che dalla diversità di vedute è possibile uno sguardo unico. Questa potrebbe essere la sintesi, quasi la morale della storia che Fabio e sr Gloria ci hanno raccontato, ma a fermarsi qui non si renderebbe giustizia a quello che l’incontro di domenica è stato.
Per le esigenze per così dire strutturali (parlando da un palco devi per forza rivolgerti alla platea) Fabio, sr Gloria e Magdi Cristiano guardavano avanti a loro, ma a me è sembrato che si guardassero negli occhi: in quegli sguardi si percepiva chiaramente l’affetto di oggi, eppure io ci ho visto anche la stessa curiosità e lo stesso stupore che deve aver segnato il primo incontro tra Fabio e sr Gloria, e poi quello con Magdi Cristiano. Solo per lo stupore di un incontro così puoi capire cosa intendeva Fabio quando ha detto, anzi quasi urlato “Come si fa ad immaginare un mondo senza speranza?”
Qualche giorno prima dell’incontro mi ero soffermata sulla testata del blog di Fabio , dove è riportato un brano di Pasolini: “Io non sono un qualunquista, e non amo neanche quella che(ipocritamente) si chiama posizione indipendente. Se sono indipendente, lo sono con rabbia, dolore e umiliazione: non aprioristicamente, con la calma del forti, ma per forza. E se dunque mi preparo a lottare, come posso, e con tutta la mia energia, contro ogni forma di terrore, è, in realtà, perché sono solo. Il mio non è qualunquismo né indipendenza: è solitudine.” Credo che quello che ha detto sr Gloria quasi alla fine del suo intervento non è molto diverso: “Noi non abbiamo delle relazioni, spesso colmiamo dei vuoti”, e poi “La vita ti vive, non sei tu che vivi”. Ma vorrei chiedere a Fabio se è ancora convinto, di quella solitudine.
La storia che domenica è stata raccontata non so dire come ma in qualche modo ha catturato anche me, visto che li sto chiamando per nome, come amici di lunga data: eppure Fabio, di persona, l’ho conosciuto solo qualche ora prima, e sr Gloria e Magdi Cristiano li ho visti solo da lontano. Ma sento che non è esagerato dire che ho percepito nell’ironia delle battute di Fabio e nel ridere di sr Gloria a quelle battute una sorta di familiarità, che mi ha stupito ed insieme confortato.
Da quanto sopra sembrerebbe che il libro sia passato in secondo piano. Tutt’altro: il libro è sempre rimasto in primo piano, ma perché il libro è il frutto (appunto!), la testimonianza di quell’incontro, della possibilità (come ha detto sr Gloria) di rinnovare lo sguardo davanti alla realtà.
PS: A proposito del sorriso di sr Gloria. E' la prima cosa che mi ha colpito, insieme ai suoi occhi, ridenti anch’essi. Bellissimo, aperto, che non si è mai spento, eppure alle 23 doveva essere stanca, dopo essere partita da Carpegna la mattina presto per una giornata fitta d’incontri, e dopo aver scritto decine, anzi centinaia di dediche sulla prima pagina del libro. Sereno, il sorriso, come i suoi occhi, come è lei, evidentemente.
PPS: Questo scritto equivale ad un abbraccio (a tutti e tre) come quello di cui parlavo qui qualche giorno fa: un enorme punto esclamativo.
Qui stralci della prefazione di Magdi Cristiano Allam pubblicati da Tempi in occasione dell’uscita del libro.

Postato da: ritarella a aprile 11, 2008 15:20 | link | commenti (11)
ritratti, antologia, libri e dischi, gli altri importanti

giovedì, 10 aprile 2008
Perchè questo blog (3)

10 aprile: oggi questo blog compie un anno. Poco meno di 350 post e di 600 commenti: chi l’avrebbe mai detto? Soprattutto per i commenti: tolti quelli miei di risposta, ne restano circa 450.
Eppure è una cosa nata come un gioco – come ho spiegato in un paio di post giusto un anno fa – dalla provocazione di un amico (ora carissimo, un anno fa lo conoscevo appena), che è peraltro molto presente in queste pagine: suoi sono molti dei commenti anonimi, altri sono firmati con pseudonimi, ho parlato di lui e ho citato lui e il suo blog in varie occasioni. A ben vedere, in qualche modo questo blog è letteralmente impastato di questa amicizia.
Dentro questo blog è finito di tutto: citazioni, riflessioni, racconti, poesie, scherzi, scritti seri e cretinate, tutte cose appuntate nell'arco di decenni nei famosi quadernini, a volte rivisate, molto più spesso riportate volutamente senza data, perché con il passare del tempo il motivo per cui sono state scritte non c'è più, e quindi il valore dello scritto è intrinseco, ormai sganciato dal fatto che l’ha provocato.
Perché questo blog? A distanza di un anno la risposta è la stessa eppure è diversa. Perché una cosa nata per gioco e senza alcuna pretesa, dopo 12 mesi è sì ancora un gioco e continua a non aver pretese, ma è diventato anche uno sfogo ed un rifugio: un appuntamento quasi quotidiano, che da una parte mi provoca e dall’altra mi rilassa, ma di cui sento il bisogno. Anche se – per dirla tutta – m'imbarazza un po’ sapere che c’è qualcuno che legge quel che scrivo. E magari apprezza anche qualcosa di ciò che scrivo. Un pizzico di vanità? Certamente, ma non avendo intenzione di cambiare mestiere, con questo blog continuo solo a giocare.
Con l’occasione anche due parole sull’avatar, ossia sull’immagine che compare nel profilo. La foto è minuscola, quindi forse non si capisce. E’ pane, sono dei piccoli panini, in fila, come perle. Perché il pane è più prezioso delle perle? Assolutamente. Ma non solo. Sarebbe lungo da spiegare. Mettiamola così: forse non tutti sanno il significato originale della parola avatar, ma in buona sostanza è la rappresentazione con cui s’intende mostrarsi agli altri. Ecco, il blog si chiama “Perle” per caso, il nome non voleva assolutamente richiamare nulla di prezioso, ma tanto per esser chiari con l’immagine del pane volevo riportare il tutto alla giusta dimensione: cosa c’è di più semplice, più umile e al limite di più prezioso del pane? E poi è il pane, che si divide: compagno, da "cum panis", colui con cui si divide il pane.

Postato da: ritarella a aprile 10, 2008 09:20 | link | commenti (8)
parlando di me

mercoledì, 09 aprile 2008
Per vivere con onore bisogna avere la speranza

Tolstoj da qualche parte (ma non ho idea dove) ha scritto: “Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente. La calma è una vigliaccheria dell'anima.”
Mi permetto di aggiungere: l’importante è avere la speranza. Perché se non hai la speranza, dove la prendi la forza per ricominciare?
Questa citazione ce l’avevo annotata da un sacco di tempo (anzi l’avevo pure già riportata, qui), ma c’era qualcosa che non mi convinceva. Era come zoppa: quello che ti spinge a ricominciare non può essere solo l’essere convinti che la calma sia una vigliaccheria. Non basta!
Invece era così semplice… la speranza!  Me l’ha fatto venire in mente una frase sentita l’altra sera, alla già citata presentazione del libro Volti e stupore, mi pare l’abbia detta Fabio Cavallari : “Come si fa ad immaginare un mondo senza speranza?”
Appunto, non si può.

Postato da: ritarella a aprile 09, 2008 18:08 | link | commenti (2)
citazioni, riflessioni

martedì, 08 aprile 2008
Grande

L'uomo veramente grande è colui che fa sentire grande ogni altro uomo.
(G. K. Chesterton)

Postato da: ritarella a aprile 08, 2008 14:53 | link | commenti (1)
citazioni

lunedì, 07 aprile 2008
Con curiosità e senza pre-giudizi

Una delle cose che ho imparato da mio padre è la modalità di approccio alle cose e soprattutto alle persone, modalità che passa sostanzialmente attraverso la curiosità e (almeno tendenzialmente) l’assenza di pre-giudizi.
Curiosità è avere gli occhi aperti, spalancati sulla realtà, senza censurare nulla, volendo solo conoscere tutto quello che la vita in un modo o nell’altro ti pone davanti. Curiosità è, quindi, essenzialmente apertura. Ma l’apertura può definirsi tale solo se l’approccio avviene senza pre-giudizi.
Per esempio sulle persone: incontri uno che sai perfettamente che non la pensa come te. La posizione più facile è certamente quella di evitarlo, nel senso di evitare discussioni talché tu rimani della tua idea, lui della sua, tanto non ci si incontrerà più. La posizione più difficile è quella di partire all’attacco mirando alla “conversione” dell’altro, il più delle volte in maniera quasi violenta, cercando di imporre la tua opinione senza ascoltare quella dell’altro. Ma l'esito non è scontato: non è detto che vinca chi è nel giusto. Nell’uno e nell’altro caso si dà per scontato che una posizione è giusta (e quindi l’altra è sbagliata), e spesso non si fa neanche la fatica di domandarsi, per esempio, come l’altro abbia maturato una posizione diversa.
La posizione curiosa e senza pre-giudizi invece è l'esatto contrario: l’apertura, e l’ascolto dell’altro, senza giudicarlo prima. Ed insegnarmi questo ritengo che sia stato, appunto, uno dei regali più grandi che mio padre mi poteva fare.
Quando mi capita di incontrare persone che funzionano così (che non sono molte), in me scatta una sorta di molla (la curiosità, appunto): letteralmente le punto, le tengo d’occhio, mi piacerebbe anche andarle a cercare, per un confronto diretto, ma di mezzo spesso c’è la mia tendenziale timidezza.
Mi è capitato con alcune persone, e mi capitato così anche con Fabio Cavallari: sono anni che “lo tengo d’occhio”, leggo i suoi scritti, ho citato qui un piccolo brano del suo ultimo libro, Volti e stupore, lui se n’è accorto, e in un commento mi ha ringraziato. Il poveretto non sapeva cosa l’aspettava: il suo commento mi ha dato il coraggio di fare quello che da tanto tempo desideravo fare, cioè contattarlo.
Tralascio i particolari che non interessano, fatto sta che ieri Fabio è venuto a Roma per presentare il suo libro, e con l’occasione ci siamo incontrati: come capita spesso io mi difendo dalla mia timidezza parlando a raffica (tecnica sperimentata: se non stai un attimo zitta e parli di tutt’altro, eviti domande imbarazzanti). In altre parole l’ho seppellito di chiacchiere, il poveretto.
Ma poi è capitata una cosa buffa: ieri sera, durante la presentazione del libro, Fabio ha raccontato del suo incontro con sr. Gloria Riva, coautrice del libro suddetto, ed ha accennato all’approccio curioso e senza pre-giudizi, cioè esattamente a quello che io ieri appuntavo sull'ormai famoso quadernino, appunti che poi sono diventati la prima parte di questo scritto.
Da qui due considerazioni, che mentre ero in sala ascoltando Fabio e sr. Gloria mi hanno fatto ridacchiare: la prima è che stavolta, caro Fabio, seppur involontariamente e senza saperlo, sei tu che hai citato me; la seconda discende in qualche modo dalla prima: su di te, Fabio, ci avevo visto giusto.
La conseguenza di una posizione così (curiosa e senza pre-giudizi) l'ha detta sr. Gloria sempre ieri sera: nella diversità di vedute è possibile uno sguardo unico.
PS: nel dire che Fabio ha citato me accampo indebiti diritti, perché so bene che non è così: però l’aver usato – guarda caso – le stesse due parole, mi conferma che era doveroso andarlo a cercare. Stessa cosa sarebbe da dire di sr. Gloria, salvo il fatto che andare a pescare lei è un tantinello più complicato.

Postato da: ritarella a aprile 07, 2008 17:56 | link | commenti (2)
parlando di me, ritratti, gli altri importanti

sabato, 05 aprile 2008
Fotografia

Fotografia è scrivere con la luce, letteralmente. Ma non solo.
Per me è anche:
 -  vedere l'anima delle cose, sotto una luce altra;
 -  il sottile tentativo di trascrivere ciò che vediamo;
 -  l'arte di scovare l'inconsueto che sta sotto gli occhi di tutti;
 -  l'occasione di fermare un attimo del presente consegnandolo intatto al futuro.
Questa non si può definire una citazione, piuttosto è pura scopiazzatura dal sito www.arsmaior.com
E con ciò rendo omaggio al mio (vulkanico) amico Marco: vedendolo lavorare, ho capito l’esatta portata delle affermazioni di cui sopra (che sono prese dal suo sito, appunto). E  gli auguro con tutto il cuore di riuscire a fare quello che desidera fare.

Postato da: ritarella a aprile 05, 2008 15:07 | link | commenti (1)
gli altri importanti

venerdì, 04 aprile 2008
Contraccolpo

Contraccolpo… è una parola che ultimamente mi rimbomba in testa, come una cosa che intuisco sia importante, concreta, sentita sulla pelle, ma che non riesco esattamente a definire.
L’etimologia un po’ aiuta: contraccolpo è un colpo che avviene di contro ad un altro, oppure urto prodotto in un punto per effetto di un urto dato in altro luogo.
Ecco, si potrebbe dire che ci sono fatti della vita, molti dei quali apparentemente poco rilevanti, che pure provocano un contraccolpo, uno schiaffo, un urto, che percepisci tanto più forte quanto più è apparentemente irrilevante il fatto che lo ha generato.
Gioca quindi un ruolo importante l’effetto “sorpresa”: davanti ad un “fatto” giudicato come potenzialmente pericoloso si sta guardinghi, come se ci si aspettasse l’urto, e in qualche modo si cerca di controllare il conseguente contraccolpo, che quindi, probabilmente avrà effetti meno devastanti. Ma se il “fatto” appare come poco rilevante, quindi probabilmente non pericoloso, non si sta guardinghi, non ci si aspetta l’urto, e se l’urto invece arriva, il contraccolpo ha effetti devastanti.
Bene, ma in concreto? In concreto ci sono due cose.
La prima è che la mia vita ultimamente è piena di contraccolpi, e questo di per sé non sarebbe un problema, tutt’altro: se si reagisce significa che si è vivi. Ma il fatto è che molti di questi contraccolpi sono talmente forti (e inaspettati) che sconquassano la vita: a volte indefiniti (accuso il colpo, ma non riesco a capirne il perché) ma così violenti che non posso restare indifferente.
La seconda è che ho detto “fatti” ma dovrei dire persone: tutti i contraccolpi che ho subito hanno un volto, perché tutti i contraccolpi nascono da un incontro, a volte inaspettato, altre volte non esattamente valutato nella portata, ma sempre e comunque un incontro. Quindi una faccia concreta, uno sguardo, una storia. Che inevitabilmente impatta con la mia.

Postato da: ritarella a aprile 04, 2008 15:03 | link | commenti (1)
riflessioni, parlando di me

giovedì, 03 aprile 2008
Pan di ramerino

Mi hanno regalato dei pan di ramerino.
Roba da 10 punti esclamativi.
E il punto esclamativo profumava di pepe e zenzero.

Postato da: ritarella a aprile 03, 2008 19:23 | link | commenti (4)
parlando di me, gli altri importanti

mercoledì, 02 aprile 2008
L'abbraccio è un punto esclamativo

Sempre nel famoso quadernino qualche giorno fa ho annotato: “Abbracciare non è un semplice gesto d'affetto, implica accoglienza, dedizione, difesa.”
Evidentemente l’ho annotato in fretta, perché purtroppo non ho scritto da dove l’ho preso.
E’ improbabile che l’ignoto autore frequenti questi lidi, e quindi difficilmente potrà dispiacersi di questa anonima citazione, ma se per caso accadesse, mi scuso fin d’ora e ovviamente provvederò a riparare il torto citando la fonte.
Fatta la doverosa premessa, torno sulla citazione, e mi chiedo: cosa significa “abbracciare”? La risposta sembra ovvia, ma non lo è affatto. Fuori da rapporti di tipo professionale (per capirsi, quelli in cui ci si usa il “Lei”), noto che, ultimamente, è uso scambiarsi abbracci e soprattutto baci sulla guancia anche tra persone che forse si frequentano da tempo, ma probabilmente si conoscono appena.
Da sempre ho ritenuto l’abbracciarsi e il baciarsi gesti molto confidenziali, riservati ai familiari o agli amici più cari, eppure mi accorgo che anche per me è diventato un modo più o meno comune di salutarsi, non più confidenziale né più affettuoso di una pacca sulla spalla o di un “ciao”.
Ma l’abbraccio vero è un’altra cosa: è quello che ti porta ad aprire, allargare le braccia e stringere l’altro a te, è il contatto stesso del corpo, il calore del corpo che trasmette quel di più che è appunto il voler accogliere, proteggere l’altro.
L’abbraccio è il gesto protettivo di una madre verso suo figlio; l’abbraccio è il rifugio che il bimbo cerca nella sua mamma: così istintivo, eppure così carico di significato, che non può essere svilito in un gesto confidenziale sì, ma quasi automatico.
L’abbraccio di un amico è unione, è immedesimarsi, è “impastarsi”, cioè diventare la stessa persona, la stessa fisionomia dell'amico, il che - dice Giussani - è l’aspirazione stessa dell’amicizia.
L’abbraccio è come un enorme punto esclamativo: c’è dentro tutto lo stupore, l’entusiasmo, l’emozione di un incontro cercato.

Postato da: ritarella a aprile 02, 2008 19:20 | link | commenti (3)
riflessioni, parlando di me

martedì, 01 aprile 2008
Ancora dell'amore... e della fedeltà

L’amore e la fedeltà vanno insieme, perché l’amore non investe solo la sfera dei sentimenti ma la totalità dell’uomo (e della donna): sentimenti, ragione, intelligenza, corpo, passione.
E se a volte il sentimento si offusca, come si dice, questo non basta a dire che si è offuscato l’amore.
(Luca Doninelli)

Postato da: ritarella a aprile 01, 2008 17:36 | link | commenti (1)
citazioni