Perle sparse un po' dovunque che altrimenti andrebbero perse....

Eccomi

Blogger: ritarella
Nome: Chi sono probabilmente si capisce da quello che scrivo qui.
Questo blog nasce non per comunicare qualcosa di particolare a qualcuno in particolare, ma solo per raccogliere pensieri, ricordi, sensazioni, riflessioni... perle insomma. Perle che sono pane per l'anima (e con ciò è spiegata anche l'immagine, piccoli panini in fila, appunto come perle). Il blog contiene solo scritti, moltissimi dei quali provenienti da dei quaderni che mi hanno accompagnato fin da quando avevo 14 anni, e su cui ho annotato di tutto, pensieri, citazioni, battute di spirito, ricordi, aforismi, qualunque cosa che in quel momento mi abbia colpito o interessato, indifferentemente cose serie (poche) e cretinate (tante). Li ho conservati tutti, questi quaderni, ormai sono decine, e appunto molto di quanto riportato in questo blog proviene da lì, tutte cose appuntate nell'arco di decenni, a volte rivisitate, molto più spesso riportate volutamente senza data, perché con il passare del tempo il motivo per cui sono state scritte non c'è più, e quindi il valore dello scritto è intrinseco, ormai sganciato dal fatto che l’ha provocato. E' una cosa nata per gioco e senza alcuna pretesa, che a distanza di mesi è sì ancora un gioco e continua a non aver pretese, ma è diventato anche uno sfogo ed un rifugio: un appuntamento quasi quotidiano, che da una parte mi provoca e dall’altra mi rilassa, ma di cui sento il bisogno. Anche se – per dirla tutta – m'imbarazza un po’ sapere che c’è qualcuno che legge quel che scrivo. E magari apprezza anche qualcosa di ciò che scrivo. Un pizzico di vanità? Certamente, ma non avendo intenzione di cambiare mestiere, con questo blog continuo solo a giocare. Ma ovviamente il blog è aperto a chiunque abbia voglia di leggere o anche lasciare un commento.

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martedì, 31 luglio 2007
Il mio cuore è quello che è

Sono quello che sono.
Ancora meglio: il mio cuore è quello che è.
Con tutti i pasticci che un cuore ferito e sempre un po’ ambiguo si porta dietro.
Con tutta la speranza e la baldanza che un cuore che batte porta avanti.
Non lascerò che il mio cuore venga calpestato.
Da nessuno, nemmeno da me.

Postato da: ritarella a luglio 31, 2007 07:41 | link | commenti (2)
parlando di me

lunedì, 30 luglio 2007
Marco

Dolce tenerissimo batuffolo, benvenuto.
Ogni bimbo che nasce è un miracolo, quello di una donna ed un uomo che amandosi danno inizio ad una nuova vita.
Tu lo sei ancor di più, perché per farti venire al mondo sembrava che l’amore della tua mamma e del tuo papà non bastassero.
E invece ora sei qui, a testimoniare che quell’amore che ha sperato contro ogni speranza, ha potuto compiere il miracolo che tutti dicevano impossibile.
Un bacione grande alla tua mamma e al tuo papà.
E ovviamente a te.

Postato da: ritarella a luglio 30, 2007 08:06 | link | commenti (1)
gli altri importanti

domenica, 29 luglio 2007
Il telefonino (3) - Ovvero i numeri brevi e le persone speciali

Riprendendo il commento dell’anonimo che anonimo non è.
La mia scala degli affetti – per fortuna – non è data dalla posizione in cui è memorizzato un numero di telefono.
Se dico “ti voglio bene”, è perché ti voglio bene, e il tasto del telefonino non c’entra nulla: sei speciale tu, indipendentemente dal numero del tasto.
Anzi: sarebbe bello che, delle persone proprio speciali, quelle che sono in cima alla scala degli affetti, non sia necessario memorizzare il numero: significherebbe che le hai sempre vicino, e i momenti di lontananza fisica sono così rari che non fai nemmeno in tempo a sentire la necessità di chiamare o mandare un SMS (che magari neanche arriva).
Per dirla tutta… mi da anche un po’ fastidio che l’importanza di una persona sia misurata dal tasto di un telefonino.
Insomma: per caso mi devo vergognare perché ai tasti da 0 a 9 io ho associato – banalmente –  i numeri che chiamo più spesso, per lavoro o per diletto?
Per le persone speciali ho altre unità di misura, io.
Ho bisogno di vederle, abbracciarle, toccarle (eh, ho questo vizio, che ci posso fare?).
Ecco, il contatto fisico è una delle mie unità di misura – sono fatta così – e la voce filtrata da una linea telefonica, o peggio un SMS, non mi bastano.
Senza contare che, delle persone proprio speciali, il numero di telefono lo so a memoria.

Postato da: ritarella a luglio 29, 2007 08:03 | link | commenti (1)
parlando di me, per sorridere

sabato, 28 luglio 2007
Un'amicizia vera e per sempre

Domenica scorsa, con alcuni amici, abbiamo organizzato uno dei nostri soliti pranzi estivi, nel giardino di casa mia.
Sono quelle occasioni in cui si finisce sempre per mangiare troppo, anche se i motivi per cui ci riuniamo intorno al tavolo sono altri, per esempio il piacere e la voglia di stare insieme.
Con alcuni ci conosciamo da quando eravamo ragazzini, ai tempi della scuola, siamo letteralmente cresciuti insieme, abbiamo festeggiato insieme i matrimoni e la nascita dei figli, abbiamo condiviso i dolori e le preoccupazioni.
Ieri sera sono passata a casa di due di questi amici, per salutarli prima delle vacanze, e il discorso è andato indietro nel tempo, ai tempi ed alle circostanze in cui ci siamo conosciuti e abbiamo cominciato a frequentarci, al perché tra dei ragazzi è iniziata un’amicizia ed un rapporto che sono durati così a lungo, e che continuano ancora, tra persone che sono diventate adulte e hanno figli che hanno l’età che avevamo noi allora.
La figlia di questi amici, adolescente problematica come tutti i ragazzi della sua età, ad un certo momento è intervenuta e ha detto: “A me piacerebbe che il rapporto con i miei amici duri come il vostro e funzioni come il vostro”.
Io credo che non ci sia nulla di strano, è possibile (anche se non scontato) che un’amicizia possa funzionare e durare così; in fondo ognuno di noi ha dentro di sé un infinito desiderio di libertà, di felicità, di pienezza della vita: un’amicizia vera (cioè non condizionata da altro) rappresenta l’inizio della risposta a quello che urge in cuore, cioè questo desiderio.
Forse il segreto sta proprio nel riconoscere e nell’assecondare questo desiderio, che è comune a tutti, nel mantenerlo vivo nel tempo, soprattutto nel non lasciarlo seppellire dal tran tran della vita.
Un amicizia vera e duratura, anzi per sempre.

Postato da: ritarella a luglio 28, 2007 11:00 | link | commenti (1)
parlando di me, gli altri importanti

venerdì, 27 luglio 2007
Cose per dire cose

Ieri, parlando del più e del meno con un amico, è venuto fuori il discorso del rapporto che ognuno di noi ha con le cose che possiede.
Il suddetto amico –  come spesso capita a tutti noi – a volte predica bene ma poi….
Il suddetto amico, dicevo, ha scritto una cosina simpatica al riguardo: la trovate qui (ma non lasciatevi ingannare dal titolo).
E allora? Come se ne esce?
Una soluzione la suggerisce James Joyce: “Mentre tu hai una cosa, questa può esserti tolta. Ma quando tu la dai, ecco, l'hai data. Nessun ladro te la può rubare. E allora è tua per sempre.”

Postato da: ritarella a luglio 27, 2007 07:30 | link | commenti
citazioni, riflessioni

giovedì, 26 luglio 2007
Come nani

Siamo come nani sulle spalle di giganti, sì che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non per l'acutezza della nostra vista, ma perchè sostenuti e portati in alto dalla statura dei giganti.
(Bernardo di Chartres)

Postato da: ritarella a luglio 26, 2007 07:47 | link | commenti (3)
citazioni

mercoledì, 25 luglio 2007
Il telefonino (2) – Ovvero i maleducati che forse sono anche un po’ morti

Ormai, l’unico modo per difendersi dall’invadenza via telefonino dei maleducati, è tenerlo spento.
Ma così viene meno una delle funzioni primarie del cellulare, cioè essere rintracciabili.
Ma il voler essere rintracciabili non significa automaticamente voler essere rintracciabili da tutti, anzi spesso è proprio il contrario.
Io sono stata sempre molto attenta a non dare a chiunque il mio numero di cellulare, come evito di chiederlo alle persone con cui vengo in contatto, per lavoro o per diletto. Di norma dico “Come ti posso rintracciare?” e a quel punto lascio all’altro la scelta: se vuoi, mi dai il numero del tuo telefonino, ma se non me lo dai, non mi offendo, anzi... così non è offensivo se non ti do il mio.
Invece ci sono persone che non so solo danno a chiunque il loro numero di cellulare (e fin qui nessun problema, fatti loro) ma anche che si permettono di dare a chiunque il numero del telefonino di altre persone.
Per esempio persone con cui ho rapporti di lavoro, e sono anche miei amici. Dico: ok, sei un mio amico, hai il numero del mio telefonino, e va bene (anche se mi pento di avertelo dato); ma se un tizio qualunque, che io neanche conosco, per una ragione qualunque (di lavoro) ti chiede il mio recapito telefonico, per quale cavolo di motivo gli devi dare il numero del mio telefonino?
Poi fossi una irrintracciabile! Passo le mie giornate in ufficio, inchiodata alla scrivania, se per caso non ci sono c’è comunque qualcuno che risponde al telefono, e quasi sempre è in grado di darti l’informazione che cerchi o se del caso di rintracciarmi, spesso anche quando ho il telefono spento o senza copertura.
A maggior ragione perchè si tratta di cose di lavoro: pago dipendenti e collaboratori apposta per rispondere al telefono, fare filtro e possibilmente togliermi un po’ di lavoro, e mi ritrovo perfetti sconosciuti che mi chiamano sul telefonino e mi dicono “Mi ha dato il suo numero tizio…”, tizio che io mentalmente mando a quel paese.
Poi ci sono quelli che, chiamando sul fisso, dopo che si sono sentiti rispondere “E’ occupata” oppure “E’ in riunione”, pensano bene di chiamarmi sul cellulare. Ma se ti hanno detto che non ti posso rispondere sul fisso, come ti permetti di chiamarmi sul cellulare? E il più delle volte per cose per nulla urgenti. E si offendono, se glielo fai notare.
Ma chi ti credi di essere? Se ti hanno detto che non posso rispondere, le cose sono due: o è vero, e allora non ti rispondo neanche sul cellulare, o non è vero (cioè non voglio parlare con te, qualsiasi sia il motivo) e allora se mi chiami sul cellulare è automatico che ti ci mando, comunque non migliori la tua posizione….
Ma qualcuno, a quanto pare, non riesce proprio a capirlo.
Ho una sola spiegazione: probabilmente sono persone che non hanno nulla da fare, o sono talmente sole, che si sentono vive solo se il loro telefono squilla.
Per me – per fortuna – non è così.

Postato da: ritarella a luglio 25, 2007 07:56 | link | commenti (2)
parlando di me, per sorridere

martedì, 24 luglio 2007
Cambiare è la possibilità di ricominciare

Capita che, nella vita, ogni tanto ci si fermi e si faccia un bilancio.
Capita anche che, fatto il bilancio, non si sia soddisfatti, e allora o ci si dispera o si ricomincia.
Cambiare è la possibilità di ricominciare, sempre.
E allora è inutile, anzi è stupido disperarsi.

Postato da: ritarella a luglio 24, 2007 08:04 | link | commenti (3)
riflessioni

lunedì, 23 luglio 2007
Mai dare nulla per scontato

Le convinzioni sono per la verità nemiche più pericolose delle menzogne. (Friedrich Nietzche)
È più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio. (Albert Einstein)
Solo una apertura senza pregiudizio può consentire di conoscere veramente la realtà. (Luigi Giussani)

Postato da: ritarella a luglio 23, 2007 07:49 | link | commenti (3)
citazioni

sabato, 21 luglio 2007
La sincerità

La sincerità non è una cosa qualsiasi: la sincerità è partecipazione alla realtà del vivere nella sua interezza.

Postato da: ritarella a luglio 21, 2007 14:27 | link | commenti (4)
riflessioni

venerdì, 20 luglio 2007
Il telefonino (1) - Ovvero quelli che si credono importanti e invece sono rompiballe

Poco fa mi ha chiamato sul cellulare un tizio (ma il discorso vale per un sacco di altre persone, amici, parenti, clienti, semplici conoscenti), e quando ho chiesto “chi parla?” è rimasto come perplesso, forse un po’ deluso, e nel rispondere “Sono tizio” aveva il tono di chi si meraviglia per essersi sentito porre quell’ovvia domanda, come se fosse scontato e dovuto che io abbia il suo numero memorizzato.
Stesso discorso per quelli che ti mandano un SMS e non lo firmano. Tipico a Natale: ricevo un sacco di SMS di auguri, assolutamente asettici e rigorosamente non firmati. Prima rispondevo con messaggi altrettanto asettici, ma ho smesso da quando è venuto fuori che ho risposto “Auguri anche a te e famiglia” a uno che era appena andato via di casa, e “Auguri anche a te” ad un altro, sposato con una che conosco bene, che se l’è presa perché non ho esteso gli auguri a lei.
Il fatto è che io ho una SIM piuttosto vecchiotta, con una memoria relativamente limitata (mi pare circa 150 nominativi); vero è che la memoria del telefono può accogliere altri 500 numeri, ma io raramente la uso. Preferisco memorizzare i numeri direttamente sull’agenda elettronica, se non altro per evitare di perderli o anche solo di doverli trasferire ogni volta che cambio il telefono. Sulla SIM ho memorizzati soprattutto i numeri che chiamo con frequenza specialmente quando sono in giro (e sono già un’infinità) non certo quelli di persone che chiamo raramente e per di più, in genere, dall’ufficio, quindi non utilizzando il cellulare.
Eppure alcuni danno per scontato che io abbia il loro numero memorizzato (e a che mi serve, se non ti chiamo mai?), e quando si rendono conto che non è così, sono delusi e anche un po’ contrariati.
Questa a me sembra una pretesa: sarò libera di decidere quali numeri memorizzare, o no? Mi verrebbe da dire: “Ma chi ti credi di essere?”. A queste persone non viene il dubbio che, non fosse altro per lavoro, io ho contatti con talmente tanta gente che la memoria della SIM e del telefonino potrebbero non essere sufficienti? Sulla mia agenda elettronica ci sono qualcosa come 1400 nomi,  molti dei quali hanno associato più di un numero.
Invece costoro dovrebbero essere contenti, del fatto che io non ho il loro numero memorizzato. Infatti, a parte i numeri che chiamo con frequenza specie quando sono in giro, gli unici altri numeri che ho memorizzato sono quelli…. dei rompiballe! così quando mi chiamano li riconosco e non rispondo.
Morale (per eventuali conoscenti che si sono riconosciuti in quanto sopra detto): il giorno che memorizzerò il vostro numero, o sarete passati nella categoria di quelli che chiamo di frequente, o, più probabilmente, nella categoria dei rompiballe… meditate, gente, meditate.

Postato da: ritarella a luglio 20, 2007 12:43 | link | commenti (2)
parlando di me, per sorridere

giovedì, 19 luglio 2007
Follie

C’è un famoso (e bellissimo) aforisma di François De La Rochefoucauld: “Chi vive senza follie, non è così saggio come crede”.
Io non corro questo rischio, di follie ne faccio tante.
E infatti credo che non ci sia nessuno che mi consideri “saggia”.
Men che meno io.

Postato da: ritarella a luglio 19, 2007 07:56 | link | commenti (3)
citazioni, parlando di me

mercoledì, 18 luglio 2007
Pascal e il destino.... (e io?)

Ho già avuto modo di citare Pascal in un altro post.
Blaise Pascal mi ha sempre affascinato: era di natura un estremista, sdegnosamente ostile a ogni conformismo, uno che si è buttato completamente nelle esperienze che aveva intrapreso, prima nella fisica, poi nella vita mondana e infine nella fede.
Questo suo estremo rigore si rispecchia nel suo stile, spesso polemico e sferzante, poco incline al sorriso e men che meno all'indulgenza: il risultato è una prosa che qualcuno ha definito “di rara efficacia espressiva, nella sua aforistica essenzialità.”
Ma la cosa che più mi colpisce è la sua posizione rispetto all’uomo, posizione che fa di Pascal, in qualche modo, un antesignano dell'esistenzialismo, cioè di quella impostazione filosofica che si incentra sull'esistenza, vista come qualcosa di non spiegabile da una ragione "puramente logica", a motivo della sua drammaticità.
Pascal rivendica, contro l'astrattezza di molta filosofia – e in particolare di Cartesio – la centralità dell'uomo concreto nella riflessione filosofica: Cartesio cerca un sapere che consenta un potere della collettività umana sul mondo fisico, invece a Pascal interessa un sapere che illumini il senso ultimo dell'esistenza personale.
In quest’ottica Pascal contrappone la conoscenza delle cose (esterne), ossia il sapere scientifico o astrattamente speculativo, alla conoscenza di sé, del proprio concreto e personale destino, che egli chiama anche "morale":
"La scienza delle cose esterne non mi consolerà dell'ignoranza della morale, nei tempi di afflizione; ma la scienza dei costumi mi consolerà sempre dell'ignoranza delle cose esterne." Pensieri, [67]
"L'uomo ha anche meno studiosi della geometria. Ed è solo perché non si sa studiare l'uomo che si cerca il resto", Pensieri, [144].
Per Pascal l'uomo concreto non è qualcosa di chiaro e distinto, come pensava Cartesio, non è esauribile dall'intelligenza raziocinante, ma è mistero a sé stesso, è una realtà complessa e contraddittoria, è un atomo sperduto nell'universo.
E solo la sua profonda sensibilità gli permette di cogliere la sproporzione fra la creatura e la realtà circostante:
“Quando considero la breve durata della mia vita, inghiottito dall'eternità che la precede e la segue, il piccolo spazio che occupo e che vedo, sprofondato nell'infinita immensità degli spazi che ignoro e mi ignorano, mi spavento e mi stupisco di vedermi qui piuttosto che là, perchè non c'è alcuna ragione per essere qui piuttosto che là, per esserci ora piuttosto che allora. Chi mi ci ha messo? Per ordine e per opera di chi questo luogo e questo tempo è stato a me destinato?”
Appunto, qual è il destino di noi piccoli atomi dispersi nell'universo?

Postato da: ritarella a luglio 18, 2007 16:32 | link | commenti (1)
citazioni

martedì, 17 luglio 2007
Risveglio

Essere svegliata la mattina dalla luce del giorno, invece che dalla sveglia, è una delle cose che mi mette di più di buonumore e mi dà la carica per affrontare la giornata.
Infatti, d’estate, dormo con le finestre spalancate: svegliata pian piano dalla luce, non faccio alcuna fatica ad alzarmi, anche prestissimo.
A volte capita che le tortore che popolano il mio giardino decidano di venire a tubare sui rami proprio davanti alla mia finestra: allora il risveglio è ancora più idilliaco, e mi ricorda quando, intorno a casa mia, c'erano solo campi coltivati.
A meno che i gatti di casa non decidano di rispolverare la loro indole naturale di cacciatori e vadano a romper le balle alle tortore… scatenando un gran casino, dove naturalmente anche il cane ritiene doveroso dire la sua, abbaiando come un ossesso.
E a quel punto quasi rimpiango di non abitare in un deserto!

Postato da: ritarella a luglio 17, 2007 16:22 | link | commenti (1)
parlando di me, per sorridere

lunedì, 16 luglio 2007
Augurio irlandese

Lavora come se non avessi bisogno di danaro, ama come se non fossi mai stato ferito, danza come se nessuno stesse a guardare, canta come se nessuno stesse a sentire, vivi come se in terra ci fosse il paradiso.

Postato da: ritarella a luglio 16, 2007 08:12 | link | commenti (1)
riflessioni

domenica, 15 luglio 2007
La polvere intorno alla realtà

A volte ho l’impressione di guardare la realtà che mi circonda attraverso una nube di polvere, dentro una nube di polvere.
Invece la realtà dovrebbe essere guardata alla luce del sole, dentro il sereno della luce.
Il problema è che spesso la realtà spaventa.
Ma per fortuna talvolta capita che incontri qualcuno che ti insegna a guardare la realtà – nonostante la polvere della paura e del dolore – e a vivere con pienezza la vita.
Non che sia facile – tutt’altro, la polvere è sempre in agguato – ma il sapere, anzi l'avere la certezza – perchè ti è già successo – che la polvere può diradarsi e lasciare passare la luce, aiuta a resistere.

Postato da: ritarella a luglio 15, 2007 07:30 | link | commenti (3)
parlando di me

sabato, 14 luglio 2007
Desiderio

Che differenza c'è tra cosa voglio essere e chi voglio essere? Nessuna.
I soli limiti a ciò che si può realizzare domani sono i dubbi di oggi, l'unico limite alle capacità è il livello del desiderio.
Voglio soffrire, lottare, amare ed essere amata, piangere e sorridere con le cose che ho nel cuore.
“Cammina l’uomo, quando sa bene dove andare.”

Postato da: ritarella a luglio 14, 2007 09:27 | link | commenti (2)
citazioni, riflessioni, parlando di me

venerdì, 13 luglio 2007
I sogni

Joanne Kathleen Rowling, credo in uno dei tanti libri di Henry Potter, scrive: “Non serve a niente rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere”.
Certamente è vero, ma talvolta il rifugiarsi nei sogni aiuta a vivere.

Postato da: ritarella a luglio 13, 2007 00:14 | link | commenti (2)
citazioni, riflessioni

giovedì, 12 luglio 2007
Preferisco Gaber

Giorni fa mi è capitato per le mani un articolo di Giorgio Israel che cominciava così:
“In un saggio di parecchi anni fa dal titolo La nostalgia dell'assoluto, George Steiner sostenne che la crisi delle religioni nelle società occidentali aveva aperto un vuoto che era stato riempito da una serie di teologie sostitutive, tra cui egli identificava il marxismo, la psicoanalisi freudiana e l'antropologia strutturale.”
Oltre non sono andata, un po’ perché, di questi tempi, non sono in grado di leggere nulla di più impegnativo di una barzelletta, ed un po’ perché mi sono ricordata che Giorgio Gaber, mi pare in una delle sue canzoni, dice: “Qualcuno era marxista perché era talmente ateo che aveva bisogno di un altro dio”.
Può sembrare una battuta, ma a pensarci bene è esattamente la stessa affermazione, solo che quello di Steiner è un saggio, uno studio, e sembra un’elucubrazione intellettuale e teorica, mentre quella di Gaber sembra, e probabilmente è, un’esperienza di vita.
E non per nulla Gaber arriva dove Steiner neanche si sogna (e non parlo dell'effimero successo).
Preferisco Gaber.
Finito di scrivere, noto che questo post cita tre personaggi che hanno tutti lo stesso nome (Giorgio): sarà un caso?

Postato da: ritarella a luglio 12, 2007 08:19 | link | commenti (3)
citazioni, riflessioni

mercoledì, 11 luglio 2007
Quello che non so dire

A volte – e lo dico anche e soprattutto per me – è difficile comunicare agli altri il proprio sentire.
Sicuramente c’è la paura di scoprirsi troppo: in un mondo dove quello che appare conta a volte più di quello che è, l’immagine di sé stessi che si offre al mondo diventa importante.
Ma c’è anche il timore di essere fraintesi: se dico ad un amico (o anche ad una amica…) “Mi piaci.” e magari aggiungo “Ti voglio bene” quello che pensa? Che ci sto provando? Se è un amico (o amica), non dovrebbe.
Eppure non mi riesce facile dire ad un amico “Mi piaci per come sei, e ti voglio bene”.
Ed infatti non lo dico quasi mai, anche se, di alcuni amici, lo penso spesso.
So di essere fortunata ad avere amici che mi piacciono e a cui voglio bene.
Ma vorrei essere capace di dirlo più spesso.
E vorrei non essere fraintesa.
Però ho scoperto che a scriverlo è più facile.
Anche se il rischio di essere fraintesa è lo stesso, se non maggiore.

Postato da: ritarella a luglio 11, 2007 07:29 | link | commenti (3)
parlando di me

martedì, 10 luglio 2007
Alla vita

Amici ci aspetta una barca e dondola
nella luce ove il cielo s'inarca
e tocca il mare, volano creature pazze ad amare
il viso d'Iddio caldo di speranza
in alto in basso cercando
affetto in ogni occulta distanza
e piangono: noi siamo in terra
ma ci potremo un giorno librare
esilmente piegare sul seno divino
come rose dai muri nelle strade odorose
sul bimbo che le chiede senza voce.
Amici dalla barca si vede il mondo
e in lui una verità che precede
intrepida, un sospiro profondo
dalle foci alle sorgenti;
la Madonna dagli occhi trasparenti
scende adagio incontro ai morenti,
raccoglie il cumulo della vita, i dolori
le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita.
Le ragazze alla finestra annerita
con lo sguardo verso i monti
non sanno finire d'aspettare l'avvenire.
Nelle stanze la voce materna
senza origine, senza profondità s'alterna
col silenzio della terra, è bella
e tutto par nato da quella.
(Mario Luzi)

Postato da: ritarella a luglio 10, 2007 07:53 | link | commenti (3)
poesie, antologia

lunedì, 09 luglio 2007
Ancora sulla giovinezza....

La giovinezza non è un periodo della vita, essa è uno stato dello spirito, un effetto della libertà, una qualità dell’immaginazione, un’intensità emotiva, una vittoria del coraggio sulla timidezza, del gusto dell’avventura sull’amore del conforto.
Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni; si diventa vecchi perché si è abbandonato il nostro ideale.
Gli anni aggrinziscono la pelle, la rinuncia al nostro ideale aggrinzisce l’anima.
Le preoccupazioni, le incertezze, i timori, i dispiaceri sono i nemici che lentamente ci fanno piegare verso terra e diventare polvere prima della morte.
Giovane è colui che si stupisce e si meraviglia, che si domanda come un ragazzo insaziabile: "E dopo?", che sfida gli avvenimenti e trova la gioia al gioco della vita.
Voi siete così giovani come la vostra fiducia per voi stessi, così vecchi come il vostro scoramento.
Voi resterete giovani fino a quando resterete ricettivi, ricettivi di ciò che è bello, buono e grande, ricettivi ai messaggi della natura, dell’uomo e dell’infinito.
E se un giorno il vostro cuore dovesse esser mosso dal pessimismo e corroso dal cinismo, possa Dio avere pietà della vostra anima di vecchi.
La cosa che mi ha colpito di più di queste parole è che sono tratte dal discorso del Generale Mac Arthur ai Cadetti di West Point, nel 1945

Postato da: ritarella a luglio 09, 2007 08:09 | link | commenti (6)
citazioni, riflessioni

domenica, 08 luglio 2007
Sono le cose belle quelle che mettono insieme le persone

A volte noi abbiamo una sorta di bisogno istintivo di fare le cose insieme, di stare insieme, e pensiamo che, stando insieme, ci sentiamo meglio, e che le cose che facciamo insieme, sono belle.
Secondo me è un’illusione. Sicuramente, a fare insieme per esempio le cose meno piacevoli, si fatica di meno, ci si sostiene a vicenda, ma non è lo stare insieme che rende bella una cosa che bella non è: quella cosa forse diventerà meno faticosa, ma non più bella.
Invece le cose veramente belle abbiamo voglia di condividerle, per il solo piacere di renderne partecipi gli altri, di far vedere e assaporare anche agli altri quella bellezza che ci ha colpito.
Sono le cose belle quelle che attirano e mettono insieme le persone, e non le persone insieme che automaticamente rendono belle le cose.

Postato da: ritarella a luglio 08, 2007 09:20 | link | commenti (1)
riflessioni

sabato, 07 luglio 2007
La morte non è niente

La morte non è niente, io sono solo andato nella stanza accanto.
Io sono io. Voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
Parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non usate mai un tono diverso.
Non abbiate un'aria solenne o triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa come lo è sempre stato.
Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra di tristezza.
La vita ha il significato di sempre. Il filo non è spezzato.
Perchè dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perchè sono fuori dalla vostra vista?
Io non sono lontano, sono solo dall'altro lato del cammino.
(Charles Peguy)
Me l’ha data Francesca, una delle figlie di Paola, oggi, al funerale di sua madre.

Postato da: ritarella a luglio 07, 2007 15:41 | link | commenti (3)
poesie, antologia

venerdì, 06 luglio 2007
Ciao, Paola

Ciao, Paola.
E grazie per tutte le cose belle che ci hai regalato.
Non dimenticherò mai la pace che traspariva dal tuo volto, nonostante le atroci sofferenze che negli ultimi mesi hanno squassato il tuo corpo, né la dolcezza del tuo sorriso, che il dolore ha inutilmente cercato di trasformare in una smorfia.
E nemmeno i tuoi figli, ai quali hai saputo infondere la stessa tua serenità e la stessa tua letizia, e addesso pur lacerati dal dolore immenso hanno la forza di sostenere Umberto, che nel tuo e nel loro coraggio sta ritrovando quelle certezze che sembravano perdute. 
Abbiamo goduto troppo poco della tua presenza, Paola, ma nessuno di noi potrà dimenticare questo anno di sofferenza e insieme di speranza, né potrà dimenticare te.
Ciao, Paola.
Roma, 6 luglio 2007

Postato da: ritarella a luglio 06, 2007 11:40 | link | commenti
ritratti, gli altri importanti

giovedì, 05 luglio 2007
Il treno

Il treno per Milano è in partenza dal nono binario. Il muso affusolato ed elegante dell'Eurostar è immobile, il parabrezza rigato di pioggia. Corrono i viaggiatori in ritardo mentre la voce anonima dell'altoparlante annuncia che è l'ora. Una coppia di ragazzi si bacia come se si salutasse per sempre. Poi il capotreno si sporge dal predellino del primo vagone, getta un'occhiata al marciapiede dove non c'è più nessuno, con un ampio gesto del braccio sventola il berretto, il fischio taglia l'aria. È il segnale, con un soffio meccanico le portiere si chiudono, il locomotore si muove con lenta dolcezza, e trascinandosi dietro la lunga colonna di vagoni entra nella notte.
È strano. Un treno che parte è qualcosa che resti a guardare. Non come un pullman, o un'auto; quasi quell'allontanarsi nel buio, le luci rosse della carrozza di coda lampeggianti, fosse allusione ad altro, che confusamente ti commuove.
Forse è per via del sapiente orientarsi del locomotore nella ragnatela di scambi? Quei secchi scatti, e il serpente sferragliante che trova la strada come un animale che riconosce il suo sentiero. O forse è per lo stringersi nelle carozze, sotto a una luce fredda, di tante facce di uomini, così vicini e così stranieri? Poi quando il treno corre, le case e i paesi lungo i binari fuggono via in un baleno - come nei ricordi di un vecchio.
Oppure ciò che segretamente ci riguarda è la via già tracciata da quei binari lucenti: il treno non decide la sua strada, ma segue quella che gli è stata data. Solo aderendo a quella traccia, distinguendola nel sovrapporsi intricato di altre, altrove dirette, arriva dove è atteso - a destinazione, al suo destino. Allora dopo la lunga corsa scoccano, nel labirinto nero scintillante sotto ai fari, gli scambi giusti, e adagio le carrozze approdano sulla banchina.
Dove parenti e amici aspettano, mentre il locomotore sfiata sospiri metallici, stanco della fatica. Dove ci si ritrova e ci si abbraccia, e si va a casa, negli occhi ancora per un attimo quel misterioso indistricabile labirinto di acciaio attraversato.
Forse il marciare di un treno nella notte, mentre le cose fuggono accanto veloci e scompaiono, assomiglia a noi.
Ma il treno sa che una direzione gli è data. Forse la strana meraviglia dei treni è in quell'obbedire, e andare là dove sono attesi.Ciò che, a noi, è così difficile fare. Esiste la meta, ma non esiste la via, scrisse Kafka. Del treno amiamo la via d'acciaio, e il procedere certo nel dedalo di incroci, come di chi ben conosce la sua strada.
(Marina Corradi, su Tempi)

Postato da: ritarella a luglio 05, 2007 07:52 | link | commenti
antologia

mercoledì, 04 luglio 2007
Fosse vero...

State molto attenti a far piangere una donna, che poi Dio conta le sue lacrime!
La donna è uscita dalla costola dell'uomo, non dai piedi perché dovesse essere pestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale, un po' più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata.
(dal Talmud)

Postato da: ritarella a luglio 04, 2007 08:02 | link | commenti (2)
citazioni

martedì, 03 luglio 2007
200!!!

E sono 200!!!
I commenti, intendo.
Il che mi spaventa un po’, perché se è vero che molti (circa un terzo) sono miei, in risposta ad altri commenti, è altrettanto vero che i due terzi sono commenti di chi, per caso od abitualmente, viene a dare un’occhiata qui.
Se poi penso che non li ho neanche pubblicati tutti!!!
Proprio non potevo immaginarlo.
Il più assiduo frequentatore di questo blog, l’anonimo che anonimo non è, sul post di ieri ha commentato “Per la nostra gioia.”
Conoscendolo, so che non è un’affermazione formale, e che se lo ha scritto lo pensa veramente (e lo ringrazio).
Ma so anche che lui, come tutte le persone del suo rango, usa il plurale majestatis.

Postato da: ritarella a luglio 03, 2007 09:01 | link | commenti (3)
parlando di me

lunedì, 02 luglio 2007
100!!!

Questo è il post n. 100.
Chi l’avrebbe mai detto?
Mai avrei pensato di fare un blog, e men che meno di scriverci sopra così tante cose.
Certo, pochissime sono perle, la maggior parte è robaccia, e infatti ogni tanto mi vien voglia di fare un bel ripulisti.
Ma poi ci ripenso: in definitiva questo blog è per me, non per gli altri, quindi non è una raccolta di cose carine, scritte bene o piacevoli per chi le leggerà.
In fondo nei post c’è un po’ la mia storia di oggi e un po’ di quella di ieri, alcune sensazioni “a caldo” e altre "a freddo", riflessioni, ricordi, citazioni. Ci sono persone che ho incontrato e fatti che sono accaduti, alcuni importanti, altri meno.
Però se le ho scritte, queste cose, almeno in quel momento erano importanti – altrimenti non le avrei scritte – e allora se anche per un solo minuto sono state importanti, cioè perle, è giusto che rimangano scritte.

Postato da: ritarella a luglio 02, 2007 08:03 | link | commenti (1)
parlando di me

domenica, 01 luglio 2007
Omonima, ma non solo

In rete, in un forum, ho conosciuto diverse persone… nulla di strano, le amicizie o meglio le conoscenze virtuali ormai sono più che comuni, ma in genere rimangono virtuali o poco più, e comunque girano e continuano a girare dove sono nate, cioè sulla rete, e anche se a volte può capitare che ci si incontri di persona, rimangono comunque, in qualche modo, virtuali, ossia molto poco concrete.
Io, in rete, ultimamente, ho avuto la fortuna di conoscere due persone fuori di questa regola.
Di una ho abbondantemente parlato, direttamente ed indirettamente (…quasi… non se ne può più!) perché ci siamo conosciuti anche di persona ed in un tempo relativamente breve è diventato un caro amico.
Con l’altra il percorso è stato molto diverso: nel forum, forse anche per una serie di cose in comune (per esempio il nome, ma non solo) c’è stata subito una certa sintonia, che è rimasta tale anche nei messaggi privati, nelle mail che ci siamo scambiate e infine, dopo mesi, nelle telefonate.
Il che non è così scontato: non so perché, ma mi è spesso capitato di incontrare persone che in rete (in particolare nei forum) si presentano in un certo modo, e poi quando ti ci rapporti in messaggi privati o li conosci di persona, l’impressione è completamente diversa (non necessariamente migliore).
La mia omonima, invece, mi è sembrata sempre la stessa… una bella persona.
Oltre al nome, in comune abbiamo molte altre cose, come la passione per i numeri ma anche per lo scrivere e il raccontare; per tante altre, invece, più o meno importanti e più o meno evidenti, siamo molto diverse, o la pensiamo in maniera diversa.
Ma ho l'impressione che abbiamo in comune una cosa molto importante: la passione per la vita, nonostante tutto quello che di brutto la vita ci ha riservato (a lei probabilmente molto più che a me)…
O mi sbaglio?

Postato da: ritarella a luglio 01, 2007 01:01 | link | commenti (1)
parlando di me, ritratti, gli altri importanti